Conformità privacy che non invecchia
Informative, cookie e registro dei trattamenti generati dal software stesso, così restano veri anche dopo sei mesi di modifiche.
L’informativa privacy di quasi tutti i siti è un documento scaricato una volta, riempito a metà e mai più guardato. Dopo un anno di modifiche descrive un sito che non esiste, e in caso di controllo è un problema serio: non è un dettaglio formale, è una dichiarazione falsa.
Il documento nasce dal software
L’alternativa è ribaltare il rapporto. Si ispeziona il codice per ricavare cosa raccoglie davvero — quali cookie, quali servizi esterni, quali dati vanno dove — e da quell’inventario si generano le pagine legali. Quando qualcuno aggiunge un servizio, l’inventario cambia e le pagine seguono. E si può mettere una guardia in fase di pubblicazione: se compare un cookie che nessuno ha dichiarato, il rilascio non parte.
Chi è il titolare del trattamento
Un dettaglio che quasi nessuno cura: sul sito di un’attività il titolare del trattamento è l’attività, con ragione sociale e partita IVA, non chi ha fatto il sito e non l’insegna. Una piattaforma che ospita i siti di molti clienti deve saperlo dichiarare per ciascuno, e deve far vedere il campo mancante a chi può riempirlo — il cliente — e non al visitatore.
Track record
- Registro dei trattamenti generato ispezionando il software file per file, non compilato a mano
- Informative privacy e cookie diverse per ogni identità pubblica, ciascuna col proprio titolare del trattamento
- Controllo automatico prima della pubblicazione: se un cookie non è dichiarato, il rilascio si ferma
- Nomina a responsabile del trattamento con prova di chi ha accettato, quando e quale versione del testo
- Banner dei cookie che compare solo se qualche strumento di terze parti è davvero acceso
Tool
GDPRSchema.orgcontrolli in fase di rilascio