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Note

Le statistiche sulla ricerca AI che leggi sono quasi tutte sbagliate

Quattro numeri che girano in ogni presentazione sul futuro della ricerca, verificati uno per uno alla fonte. Tre non reggono.

Chi vende visibilità sugli assistenti AI cita quasi sempre gli stessi quattro numeri. Li abbiamo verificati alla fonte, uno per uno, prima di costruirci sopra un servizio.

«I referral dagli assistenti AI sono cresciuti del 357%»

Non esiste una fonte primaria. Il numero rimbalza da una presentazione all’altra e ogni volta la citazione punta a un altro articolo che a sua volta cita un terzo. Percentuali di crescita così alte, poi, nascono quasi sempre da una base minuscola: passare da sette visite a trentadue è un +357% ed è irrilevante.

«Gartner prevede un calo del 25% della ricerca entro il 2026»

È una previsione pubblicata nel 2024, non una misura. Nel frattempo Alphabet ha dichiarato volumi di ricerca ai massimi. Una previsione può ancora avverarsi, ma citarla al passato come se fosse un dato misurato è scorretto.

«La ricerca AI vale già il 12-15% del totale»

È il numero più sbagliato dei quattro. I panel che misurano il comportamento reale indicano una quota sotto l’uno per cento del traffico di ricerca da computer negli Stati Uniti. Un ordine di grandezza di differenza.

«Il tasso di clic organico è crollato del 61%»

Lo studio esiste, ed è serio. Ma chi l’ha pubblicato ha poi mostrato il recupero successivo e ha scritto esplicitamente di non poter affermare un rapporto di causa. Chi cita il 61% si ferma sempre alla prima metà.

E allora quanto vale, davvero?

La risposta onesta è: dipende dal sito, e va misurato sul proprio.

Su un portale di questo studio, a settembre 2026, il 9,31% delle visite è arrivato da assistenti AI — settecentoventi sessioni in ventotto giorni, contate come canale a sé dallo strumento di misura. Su un secondo portale la quota è l’1,8%, su un terzo l’1,7%.

Non è in contraddizione con quanto scritto sopra: sono misure diverse. Quelle citate nelle presentazioni riguardano la quota di ricerche fatte dentro un assistente sul totale delle ricerche; questa è la quota di visite che un singolo sito riceve da quella provenienza. Ma mostra due cose utili: il canale esiste già e si conta, e la differenza fra l’1,7% e il 9,31% non è il caso — è quanto quel sito risponde bene alle domande che le persone fanno.

E i dati strutturati?

Un’altra convinzione diffusa è che marcare le pagine con i dati strutturati faccia aumentare le citazioni negli assistenti. Un’analisi su quasi duemila pagine non trova questo rapporto. I dati strutturati restano utili per altre ragioni — dichiarano i fatti in modo inequivocabile — ma non sono una leva causale, e venderli come tale è una promessa che non si può mantenere.

Perché raccontarlo se si vende quel servizio

Perché la versione onesta è comunque un buon argomento. Comparire dentro gli assistenti oggi costa poco, quasi nessun concorrente italiano ci sta lavorando, e la piattaforma pubblicitaria di ChatGPT è aperta da pochi mesi senza budget minimo. Sono ragioni sufficienti. Gonfiare i numeri serve solo a chi deve chiudere il contratto oggi e non sarà lì a rendere conto fra un anno.

Domande frequenti

La ricerca su Google sta davvero crollando?
No. I dati pubblici più recenti indicano volumi di ricerca ai massimi. Quello che cambia è la quota di domande che ricevono una risposta senza clic, che è un problema diverso dal crollo delle ricerche.
Quanto vale davvero la ricerca dentro gli assistenti AI?
I panel di misurazione reali indicano una quota molto inferiore al 12-15% che viene spesso citato: sotto l'uno per cento del traffico di ricerca da computer negli Stati Uniti. La crescita è rapida, la base di partenza è piccola.
Allora non conviene occuparsene?
Conviene, ma per il motivo giusto: costa poco, i concorrenti non lo stanno facendo e chi entra presto in un canale poco affollato paga meno. Non perché la ricerca tradizionale stia per sparire.
Quante visite può portare oggi un assistente AI?
Dipende dal sito, e va misurato sul proprio. Su un portale di questo studio è il 9,31% delle visite, su un altro l'1,7%: la differenza non è il mercato, è quanto quel sito risponde bene alle domande.

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Scritta il 19 settembre 2026 · Alessandro Manzullo Communication

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